Paese Brigasco /
Pays Brigasque
Tera Brigasca


Il popolo brigasco Le peuple
brigasque
Centri abitati Centres
habités
Patrimonio_artistico Patrimoin_artistique
Attività_economiche Activités_economiques
Attività sportive Activités sportives
Autore e webmaster: Roberto Tarabella Auteur et webmaster: Roberto Tarabella
Traduzione in francese di Roberto Tarabella Traduction en français par Roberto Tarabella
e-mail: rtarabella@tiscalinet.it email : rtarabella@tiscalinet.it
Il
Paese Brigasco, in lingua brigasca
chiamato Tera Brigasca, è il territorio abitato dai brigaschi, una minoranza
etnica e linguistica stanziata in una regione compresa tra Italia e Francia.
Si
tratta di una vasta area alpestre attorno al Monte Saccarello, che ha in Briga
Marittima,
E’
una regione che ai pregi ambientali, che la rendono interessante dal punto di
vista turistico, unisce caratteristiche in grado di attrarre gli amanti di
sport di montagna, quali appassionati di alpinismo, di sci-alpinismo, di
escursionismo e di vie ferrate. Con le cavità carsiche presenti nella zona
riserva piacevoli emozioni anche ai cultori della speleologia. Ci sono motivi
di interesse anche per coloro che si interessano di archeologia, di etnismo e
di culture alpine in particolare.
Il popolo dei brigaschi non è molto conosciuto in Italia e meno ancora nel mondo. Altri popoli, che da tanto tempo hanno ottenuto forme di tutela della loro cultura, delle loro tradizioni e della loro specificità, come ad esempio quello dei ladini delle Dolomiti, sono da parecchio tempo molto più noti. Il paragone con i ladini dolomitici non è casuale, poiché anche i brigaschi sono una popolazione alpina e pure il loro territorio è frammentario dal punto di vista amministrativo, come quello del popolo delle Dolomiti stanziato nelle tre province di Trento, Bolzano e Belluno. Il paese Brigasco, oltre che essere ripartito tra Italia e Francia, è suddiviso tra tre regioni (Liguria, Piemonte e Provenza), ma anche tra le province di Imperia e Cuneo ed il dipartimento francese “Alpes Maritimes”. Il popolo brigasco è fortemente differenziato rispetto a quelli confinanti (liguri, piemontesi, provenzali, ma, al di là dei regionalismi, anche italiani e francesi), con lingua e cultura proprie. Per la vicinanza a certi confini etnici, ha acquisito molto dalle popolazioni circostanti. Questo è anche dovuto al fatto che le caratteristiche di luogo strategico del territorio brigasco hanno reso possibili contatti tra culture diverse, anche se la popolazione ha conservato fondamentalmente la propria cultura e le sue tradizioni.

Figura 1. Il Paese Brigasco, come appare rappresentato in una carta geografica
posta nel villaggio di Realdo.

Figura
2. Il territorio brigasco, tra Liguria,
Piemonte e Francia.
Il
territorio del Paese Brigasco è situato sulle Alpi Liguri; è montagnoso e
comprende alcune vette che superano i

Figura 3. L’antica strada del sale dal Passo Chiusetta, vista dal Colle dei
Signori (per gentile concessione di Edo Pastorelli).

Figura 4. Uno scorcio dalle parti del Monte Bertrand (per gentile concessione di
Edo Pastorelli).
Per
quanto riguarda l’orografia la regione è complessa, perché è situata alla
testata di tre lunghe valli: Roia, Tanaro ed Argentina. Gli spartiacque sono
molto elevati e tuttavia, come avviene per le popolazioni di altre località
alpine situate su versanti opposti, la montagne non hanno costituito in passato
e continuano a non costituire dei limiti invalicabili e perciò non hanno
determinano una separazione tra le persone che ci vivono, ma semmai hanno
rappresentato un fattore di coesione tra individui per i quali l’ambiente
montano è stato intimamente connesso con le proprie attività economiche, la
socialità e la cultura. Per esempio il Monte Saccarello, che oggi segna il
confine tra Liguria, Piemonte e Francia, un tempo, per i pastori brigaschi che
ne risalivano i versanti con le loro greggi, non costituiva certo un confine
politico, ma un luogo di incontro.
Il territorio è ricco d’acqua; oltre ai due fiumi Roia e Tanaro ed al Torrente Argentina nel Paese Brigasco sono presenti numerosi altri corsi d’acqua, loro affluenti.
In questa regione le acque oltre a scorrere superficialmente hanno prodotto fenomeni carsici di notevole rilievo: vi si possono infatti osservare campi solcati, doline, inghiottitoi, abissi e grotte soprattutto nel massiccio del Marguareis.
Il clima è’ differenziato a seconda dei versanti montagnosi. Val la pena ricordare che il territorio è costituito dalla testata delle valli Argentina e Tanaro e dalla valle della Levenza, un affluente del Roia; questa ripartizione geografica conferisce una mancanza di uniformità dal punto di vista climatico. Il versante della Valle Argentina, quello di Realdo e Verdeggia per intenderci, è più mite per l’apporto del caldo e dell’umidità dovuto allo scirocco. Quello piemontese è caratterizzato da temperature più rigide; lo ricorda anche un detto popolare: “chi vòo veiru r enférn, ch’r vagh a Carnin d’uvern” (chi vuol vedere l’inferno, vada a Carnino d’inverno).
Le
estati sono caratterizzate, verso la fine della stagione, da temporali con
tuoni e fulmini.

Figura 5. Passo Selle Vecchie (per gentile concessione di Edo Pastorelli).
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Figura 6-7-8-9. Esemplari di flora presente nel territorio brigasco (per gentile concessione di Edo Pastorelli).
Sul territorio sono diffusi il faggio ed il pino silvestre, l’abete bianco il nocciolo, la rosa canina, il sorbo. Oltre a queste specie naturali ne sono presenti anche altre che sono state oggetto di coltura: castagno, larice, lavanda e varie specie agricole. Alcune piante sono state utilizzate per il rimboschimento, come l’abete rosso.
Accanto alle specie naturali sono state introdotte
alcune specie coltivate. In alcune località il terreno è stato addirittura
sistemato a fasce per facilitarne la coltivazione. Ancora tra il 1960 ed il
1970 queste fasce erano coltivate a cereali, in particolare grano.
C’è poi tutto l’insieme delle piante erbacee o
cespugliose: menta, capelvenere, felci, rododendro, croco, per citarne solo
alcune.
Tra i mammiferi il cinghiale ha un’ampia diffusione, al punto da rappresentare un pericolo e per questa ragione si cerca di limitarne il numero di capi con delle battute. Sono presenti la volpe, il ghiro, la marmotta, la faina, la lepre, lo scoiattolo, il topo, la puzzola, la talpa, il tasso, il pipistrello.
Numerose anche le specie di uccelli, rettili ed invertebrati.
Ci sono anche specie tipiche dell’ambiente alpino; infatti nel territorio dei brigaschi è possibile avvistare camosci e aquile.

Figura 10. Una marmotta fotografata alle Navette (per
gentile concessione di Edo Pastorelli).
I brigaschi sono forse i discendenti dei misteriosi incisori delle rocce della Valle delle Meraviglie, popolo prevalentemente costituito da pastori, abituato a spostarsi con le greggi lungo percorsi millenari.
Nonostante l’asprezza del territorio ed il fatto di abitare su versanti opposti delle loro montagne, i brigaschi si sentono molto aggregati tra loro: un popolo con proprie caratteristiche, differente dalle altre popolazioni confinanti col loro territorio.
Un importante elemento di caratterizzazione dei brigaschi è costituito dalla loro lingua. Si parla nel caso dei brigaschi di vero e proprio gruppo etnolinguistico. Nel caso del brigasco è giusto parlare di lingua e non di dialetto, poiché questa parlata è fortemente caratterizzata per quanto riguarda lessico, fonetica e morfosintassi e poi c’è da dire che è una lingua anche per l’importanza sociale che ha avuto per la popolazione brigasca.
La lingua dei brigaschi viene normalmente inclusa nella famiglia delle lingue d’oc; è considerata una variante dell’occitano, tanto è vero che qualcuno parla di “occitano brigasco” per destinguere la parlata locale da altre appartenenti alla famiglia delle lingue d’oc: provenzale, nizzardo, linguadociano, eccetera. L’apporto occitano è stato determinato dai contatti con le popolazioni limitrofe provenzali. L’occitano è la famiglia linguistica che raggruppa le parlate diffuse su un vasto territorio che va dalla Val d’Aran in Spagna, amministrativamente inclusa nella Catalogna, fino a comprendere la maggior parte del sud della Francia (Guascogna, Limosino, Gyano, Linguadoca, Alvernia, Delfinato, Provenza, Camargue compresa) ed arrivando fino ad alcune valli piemontesi, in provincia di Torino (Valle di Susa, Chisone, Germanasca, Pellice) e di Cuneo (Valle Po, Varaita, Maira, Grana, Stura, Gesso, Vermenagna, Pesio, Ellero) e, più marginalmente fino ad alcune località della provincia di Imperia (Olivetta San Michele in Val Roia ed i villaggi brigaschi di Realdo e Verdeggia). Le parlate occitane sono gli eredi superstiti della “langue d’oc”, ossia della lingua dei catari e dei trovatori del Medioevo e della poesia dell’amor cortese. Il brigasco presenta una componente occitana che smentisce la convinzione di alcuni secondo cui la parlata del Paese Brigasco farebbe parte dei dialetti liguri. Il senso di appartenenza alla cultura occitana è abbastanza diffuso tra gli abitanti. Non è raro sentire dei brigaschi che nei loro discorsi, non senza un certo compiacimento, dicono di essere occitani e qualcuno ci tiene a precisare che gli abitanti di certi centri abitati vicini al loro territorio sono differenti per il modo di parlare e quindi in qualche maniera forestieri. Tuttavia la vicinanza dei brigaschi ai territori abitati da altre popolazioni culturalmente differenti ha fornito alla parlata brigasca anche influssi liguri, piemontesi, italiani e francesi.
La cultura è di tipo pastorale e alpino con caratteristiche diverse rispetto alla cultura ligure presente nella parte bassa delle valli Argentina e Roia; si è fortemente differenziata dalle altre culture dei dintorni per l’isolamento degli abitanti per lunghi periodi dell’anno e perché fortemente caratterizzata in senso alpino e pastorale in un modo che è assente nei dintorni o presente in maniera molto meno spiccata. Va anche detto che nel Paese Brigasco quasi tutti gli abitanti erano dediti all’attività della pastorizia o ad attività ad essa collegate e una cultura così fortemente intessuta di elementi agro-silvo-pastorali alpini ha potuto affermarsi per la ragione che essa coinvolgeva la maggior parte della popolazione.
Di fatto l’istituzione dei
confini del
Alcune iniziative con lo scopo di proteggere la cultura brigasca e di porre rimedio a questo smembramento sono sorte in modo da tutelare un patrimonio culturale che altrimenti rischierebbe l’estinzione. Da ricordare le seguenti: associaziun de tradiziun brigasche, e le riviste R’nì d’aigura (il nido dell’aquila) e A Vastera.
Non ci sono attualmente rivendicazioni politiche in senso autonomistico e tanto meno indipendentico, ma i brigaschi sono in una condizione che possono con ragione aspirare alla salvaguardia della specificità della loro lingua e della loro cultura.
Va ricordato che quella dei brigaschi è la più piccola delle minoranze italiane, ma non certo una di quelle meno attive nella difesa della propria identità culturale; si tratta, tra l’altro della prima minoranza che ha adottato come proprio simbolo distintivo il Sole delle Alpi. E’ il simbolo rosso che appare in posizione centrale nella bandiera posta all’inizio del sito, associato ad una croce catara, essa pure rossa. Alla tutela della cultura di questi luoghi si sono dimostrati sensibili anche i brigaschi che hanno lasciato la loro terra emigrando in altri luoghi.
Si può ragionevolmente affermare che la cultura brigasca costituisce una sintesi di quelle ligure, provenzale, nizzarda e piemontese, ma anche italiana e francese, e che possiede comunque elementi propri, che la caratterizzano fortemente.
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VOCABOLARIO
SISTEMATICO
(Dal sito www.vastera.it) |
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Le misure attuali e antiche |
E mesure d'adés e dë stiani |
Mesures
actuelles et antiques |
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in parm |
25 cent |
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düi parmi |
50 cent |
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in rasé |
56 cent. environ |
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il metro |
rr metru |
le mètre |
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ina cana |
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1/4 di litro |
in quartin |
1/4 de litre |
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mezzo litro |
még litru |
demi-litre |
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il litro |
er litru |
le litre |
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il doppio litro |
in buciun |
un double litre |
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in caros |
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in quartaa |
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ina aimina |
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in barii |
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un'oncia (25 gr. ca) |
in'unsa |
un'once |
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l'ettogrammo |
R'étu |
cent grammes |
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una libbra (1/3 di kg) |
ina lira |
une livre |
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il kilogrammo |
er chilò |
le kilogramme |
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még-rüb |
4 kilogrammes |
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in rüb |
8 kilogrammes |
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in sach |
50 kilogrammes |
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un quintale |
ina suumaa |
un quintal |
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5 centesimi |
in sord |
5 centimes |
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20 centesimi |
megia muta |
20 centimes |
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40 centesimi |
ina muta |
40 centimes |
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una lira |
ina lira o in franch |
une lire |
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5 lire |
in scü |
5 lires |
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20 lire |
in marengh |
20 lires |
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Il territorio |
I pošti |
Le territoire |
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I monti |
e muntagne |
les monts |
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la cima isolata |
a testa… da Naav; de Giairun |
le sommet |
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la pianura |
a cianüra |
la plaine |
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il colle |
a cola; Cola dë Sansun |
le col |
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il valico |
r pas ('rpas da cola) |
le pas |
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la collina |
r culét o a culéta |
le coteau |
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il declivio di poggio |
a valera |
le pente du coteau |
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la vallata |
a valada |
la vallée |
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il torrente |
r valun |
le torrent |
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il letto di torrente o fiume |
a giaira |
le lit du fleuve |
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il ruscello costante |
r valun (de Bens, der Frasciu) |
le ruisseau |
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il ruscello intermittente |
a reana |
le ruisseau intermittent |
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lo scolo di acque piovane |
a reanora |
le petit ruisseau intermittent |